FAI UNA DONAZIONE

Finanzia le iniziative di Netdipendenza onlus

 SALUTE


21 marzo: a primavera mi sconnetto! Giornata nazionale a schermi spenti

Sconnettersi dal mare delle informazioni e raggiungere il mare per davvero. Come i protagonisti del videoclip di Netdipendenza Onlus.

 

[19.03.2009] di redazione - da Roma

A primavera mi sconnetto e vado al mare a respirare. E’ questo l’invito che Netdipendenza Onlus rivolge agli utenti della Rete, maniaci del cellulare, blogger e teledipendenti: il 21 marzo è prevista la 1° Giornata nazionale a schermi spenti, un evento organizzato in collaborazione con Assodigitale, Viadeo, Indranet e Scuola di Respiro.  «La primavera simboleggia il ritorno della vitalità., Allora, per un giorno, spegniamo gli schermi e riappropriamoci della nostra energia, del piacere di stare a contatto con la natura, dei rapporti umani che spesso trascuriamo. Fa bene alla salute e all’anima» spiega Enzo Di Frenna, promotore dell’iniziativa. Nei giorni scorsi Netdipendenza ha diffuso su You Tube il video “Oggi respiro senza tecnostress”, in cui un gruppo di lavoratori digitali lascia l’ufficio e raggiunge il mare. Il tecnostress, infatti, è un malessere più diffuso e può causare calo della concentrazione, irritabilità, disturbi gastro-intestinali e cardiocircolatori, perdita del sonno, mal di testa, tendenza alla solitudine. 

«In poche ore oltre 600 utenti hanno visto il nostro spot. Speriamo che il 21 marzo decidano di raggiungere davvero il mare e trascorrere una bella giornata all’aria aperta», prosegue Di Frenna, presidente di Netdipendenza. Simbolicamente i promotori dell’iniziativa lanceranno un messaggio in bottiglia nel mare delle informazioni, attraverso una mail spedita a catena a gruppi di dieci persone: “Spirito dell’oceano/trasporta questo messaggio/nel mare degli schermi…”, così inizia il testo che potete trovare sul sito Runfortecnostress Network.

QUI IL VIDEO su You Tube -  "Oggi respiro senza tecnostress"

«Internet offre tante opportunità di lavoro, ma essere troppe ore “always on” può affaticare la mente e il corpo, sottraendo valore al progetto dell’impresa. Sconnettersi dalla Rete, anche solo per qualche ora, può invece facilitare il recupero della concentrazione», spiega Andrea Falzin, direttore generale di Viadeo Italia, il network dei professionisti in Rete.

«A volte tutti ci facciamo  prendere dalle parole, dalle immagini, dai video, dalle numerose possibilità di comunicazione della Rete e ci dimentichiamo del silenzio mentale e del vuoto che sono all’origine di ogni creatività e autentica comunicazione», aggiunge Ivo Quartiroli, amministratore di Indranet, la  comunità per l’uso consapevole delle tecnologie. Che promette: «Il 21 marzo sarò lontano dagli schermi e vicino a me stesso.»

«A pimavera spengo tutto e tolgo anche le spine, per non consumare neppure l’energia dello stand by. In effetti, quando è troppo, il tecnostess diventa anche un rischio per l’impresa» assicura Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, l’associazione delle aziende web oriented. Ed è principalmente ai manager e ai lavoratori “sempre connessi” che Netdipendenza invierà il “messaggio in bottiglia”: secondo le ricerche svolte dall’associazione no profit il 70 per cento degli operatori Ict risulta tecnostressato. «L’eccessiva esposizione alle informazioni a cui sono sottoposti oggi gli imprenditori può sicuramente generare nuove forme di stress, direttamente collegate all’uso delle nuove tecnologie. Penso che sia un bene staccare la spina, almeno a primavera…», spiega Nello Acampora, direttore generale di Hi Performace, società di formazione aziendale. 

Uno dei primi effetti del tecnostress è la respirazione corta, dunque le micro-apnee causate dalla tensione continua del sovraccarico informativo. Il rebirther Paolo Cericola, presidente di Scuola di Respiro, ha realizzato un video con i consigli utili per rilasciare il tecnostress usando il respiro circolare, che sarà disponibile su You Tube il giorno prima della “grande sconnessione” nazionale. «In effetti gli schermi si possono usare anche per sensibilizzare la prevenzione di una patologia. Il vero problema è non esagerare», conclude Di Frenna.